Parche



Parche

Le Parche, nella mitologia romana, erano il corrispettivo delle Moire greche, assimilabili anche alle Norme nordiche ed erano la personificazione del destino.

Figlie di Giove e Temi o secondo Esiodo della Notte, erano tre:

Cloto la filatrice,
Lachesi la distributrice che assegnava all’uomo il Fato
e Atropo l’inflessibile, colei che recide il filo.

Per gli antichi era il destino che governava la vita e che alla nascita stabiliva le vicende che avrebbero caratterizzato la vita di ogni essere e il momento della sua morte.

Pur ritenendo che il volere degli dei e di Giove influisse costantemente sul cammino di ogni uomo, il Fato era qualcosa di superiore alla volontà divina al quale nemmeno il re degli dei poteva sottrarsi.

Il destino di Achille per esempio, era quello di morire durante la guerra di Troia, e nonostante sua madre Teti abbia cercato di proteggerlo, l’eroe morirà sul campo di battaglia.

Le Parche sono spesso raffigurate mentre filano e recidono il filo della vita secondo la lunghezza corrispondente al numero dei giorni spettanti ad ognuno.

Cloto tiene la rocca, Lachesi regge il fuso o misura la durata della vita e Atropo è ritratta nell’atto di tagliare il filo vitale.

Vengono anche raffigurate sole negli Inferi o in alcune complesse scene allegoriche dove appare anche l’immagine della Morte.

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