Medioevo: amor cortese



Medioevo: amor cortese

Nella letteratura italiana del Medioevo la parola “amore”, se riferita al rapporto tra una donna e un uomo solitamente definiva il desiderio fisico, anzi, senz’altro si riferiva a quest’ ultimo come descritto ad esempio nel Boccaccio.

La pratica dell’amor cortese si sviluppò nella vita di corte di quattro regioni: Aquitania, Provenza, Champagne e Borgogna, pressappoco al tempo della prima crociata.

L’amor cortese era l’idealizzazione della donna da parte dell’innamorato, che non è mai il marito.

Questa idealizzazione, in casi estremi, conduceva alla celebrazione di un amore impossibile, un amore platonico, anche se non escludeva una forte componente di attrazione sessuale.

Fiorita nell’Europa meridionale a partire dalla fine dell’XI secolo, in stretta connessione con la nascita della letteratura in lingua volgare, elaborò una complessa disciplina del rapporto erotico, che raggiunse la massima raffinatezza nella poesia, ma che in qualche misura fu certamente messa in pratica dai nobili nella vita reale, se non altro come un sofisticato gioco di società.

Nei confronti dell’innamorata l’amante si poneva su un piano di voluta posizione di inferiorità, una sorta di “amore-vassallaggio” in cui il rapporto tra l’uomo e la donna era simile a quello intercorrente tra il vassallo e il suo signore.

Nulla chiede l’amante in cambio dei suoi servigi, se non poter adorare l’innamorata come un essere sublime, irraggiungibile, quasi fosse un essere divino.

Era un amore adultero, che si svolgeva al di fuori del vincolo matrimoniale, che molto spesso era solo un contratto stipulato per ragioni politiche o economiche.

L’amore adultero esige il segreto, deve tutelare l’onere della donna, per questo motivo il suo nome non veniva mai pronunciato dai poeti.

Vi è poi anche un carattere di conflittualità tra amore e religione, scaturito dal culto per la donna divinizzata, inoltre la Chiesa condannava il peccato dell’adulterio.

Probabilmente una forma così peculiare di ritualizzazione dell’amore aveva una precisa matrice sociologica, rifletteva cioè la condizione dei cavalieri, e soprattutto dei giovani cavalieri poveri, nel castello del signore.

L’amore cortese si diffuse anche nel mondo cittadino fra l’aristocrazia delle città italiane, che seppur in un contesto sociale diverso, condivideva la cultura e i valori delle aristocrazie rurali.

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