Lalibelà



Lalibelà

Lalibelà è la città santa dell’antico re etiope da cui ha preso il nome, si trova nella provincia di Wallo, nel Nord dell’Etiopia, ed offre uno spettacolo stupefacente: undici splendide chiese cristiane ciascuna scavata in un unico blocco di roccia.

Ogni chiesa è stata scolpita, non costruita, nel fianco della montagna come un’unica gigantesca scultura, con navate, corridoi, altari e persino cortili.

Il primo europeo che visitò il luogo, Francisco Alvarez, un prete portoghese del XVI secolo descrisse i monumenti come ineguagliabili.

Dopo più di quattrocento anni, Lalibelà sbalordisce ancora; camminando per corridoi, cortili e gallerie scolpiti nella roccia, s’incontrano sempre nuovi ingressi, costruzioni e terrazze.

Non c’è dato sapere chi sia l’artefice di questo incantevole labirinto, ma non vi è dubbio che l’ispiratore sia il re Lalibelà, che regnò in Etiopia agli inizi del XIII secolo.

La città, che si chiamava Roha, fu ribattezzata Lalibelà in onore di questo sovrano appartenente alla dinastia degli Zagwe, una nobile famiglia che regnò per circa centocinquanta anni.

Benché non appartenesse alla stirpe più nobile, rimase fedele al Cristianesimo che l’Etiopia aveva abbracciato già dal IV secolo.

Lalibelà

Secondo la leggenda

Lalibelà concepì il suo piano di una città piena di chiese, dopo che Cristo gli apparve in sogno e che gli angeli abbiano assistito i tagliapietre durante il lavoro.

Molti studiosi ritengono che gli artigiani locali siano stati assistiti da costruttori e scultori provenienti da altri paesi addirittura da Alessandria d’Egitto e da Gerusalemme.

Si valuta che a Lalibelà siano stati scolpiti circa centomila metri cubi di roccia per creare questa meraviglia architettonica, composta da undici chiese, di cui quattro sporgono completamente dal fianco della montagna e le rimanenti sono a diversi gradi di esposizione.

Tutti gli edifici hanno la configurazione delle chiese bizantine, con la pianta basilicale e i tre ingressi di rito.

Ogni chiesa ha proprie caratteristiche

I costruttori probabilmente cominciarono con lo scavare profonde trincee rettangolari sul fianco della montagna, liberando in tal modo degli enormi blocchi di roccia; lavorarono poi questi blocchi grezzi, sia all’interno che all’esterno, cominciando dall’alto.

Una volta sagomato il piano superiore si cominciò a scolpire i particolari e poi si passò al piano seguente.

Dovrebbe essere stato relativamente facile intagliare la roccia, essendo sufficientemente tenera, tuttavia si ignora come fossero illuminate e ventilate le lunghe gallerie mentre i lavori procedevano. E’ possibile che grazie all’installazione di grandi specchi di bronzo la luce del sole si riflettesse eliminando così la necessità di lampade ad olio.

Labilelà

Alcune chiese sono nel fondo di fosse, e sono visibili solo dall’alto.

Le forti piogge estive della regione, che si tramutano in alluvioni, probabilmente costituivano un pericolo per i costruttori, il problema fu risolto scavando in pendenza il fondo di ogni fossa, in modo che l’acqua scorresse lontana dalla zona di lavoro, inoltre un ingegnoso sistema di tetti e grondaie in pendenza eliminava il pericolo canalizzando l’acqua.

Fino a qualche tempo fa, le chiese di Lalibelà erano raggiungibili solo a dorso di mulo.

Oggi Lalibelà è raggiungibile con una strada asfaltata e ha una pista d’atterraggio.
Le chiese sono visitate da folle di turisti e pellegrini, condizioni stagionali e politiche permettendo.

Un alone di mistero permane ancora

Cosa spinse il re etiopico ad attuare quell’ambizioso progetto?

Secondo una recente teoria, durante i primi anni di regno di Lalibelà le Crociate erano in pieno sviluppo e fu nel 1187 che Gerusalemme fu riconquistata dai Saraceni guidati da Saladino.

I cristiani etiopi furono disorientati dalla caduta della Città Santa in mano ai Musulmani e il loro premuroso sovrano fu spinto a fare della sua città natale un centro alternativo di pellegrinaggio e di culto, un baluardo del Cristianesimo sulle colline dell’Africa Orientale.

Può darsi che sia solo un’ipotesi , rimane un fatto però.

A Lalibelà una fede ardente, un’arte incomparabile e una straordinaria maestria tecnica, hanno contribuito ad originare un’autentica meraviglia del mondo.

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